
«.. Immagini simboliche, suggerimenti surreali, stati danimo inquietanti,
frustrazioni e angosciose meditazioni vengono evidenziati in una stesura di
ombre, penombre, controluci, anche in questo caso simboliche, in un gioco
cromatico dove dai fondi cupi emergono, per velature, diafane figure creanti
quellatmosfera evocativa che lArtista cela nel suo interiore.
Allontanatosi dalla tradizione, il Frontini ha approfondito la sua ricerca approdando, come talune sue tele dimostrano, a moduli espressivi indubbiamente pi congeniali alla sua personalit, elaborati in una sua maniera figurativa, ma pur sempre ribaltata nel filone surrealista.
Al cospetto di queste sue opere ci si trova quindi di fronte ad un alternarsi
continuo di sensazioni diverse e non si riscontra mai il ripetersi di uno
stesso concetto e di un immutato stato danimo poich ogni sua sollecitazione
intima rimane impressionata in una rifrazione di idee e ricordi indelebili».
(Giovanni Torti)
Lesistenzialismo surreale di Frontini
Ora che Bruno Frontini non c pi, dire della sua arte impegna oltre l'analisi
critica occasionale. Gi della sua pittura mi ero posto degli interrogativi.
Mi chiedevo se fosse elevata espressione artistica la verit emozionale di
ogni suo dipinto, inteso quale episodio di una teoria di "terzine"
nella "cantica", oltre i confini della descrizione. Mi chiedevo
quanto fosse dolore fosse preminente nella sua pittura l'esigenza del sentimento
ancestrale, se cio il dolore fosse tonalit oltre la raffigurazione scevra
del tutto dalla pigmentazione del colore, come se si trattasse di un'arte
a sè. Mi chiedevo, appunto, se si trattasse di un'arte fuori del tempo
e concludendo che Frontini dipingeva fuori dal tempo.
Ora si pu dire che questo pittore ha vissuto la categoria esistenziale dell'espressionismo
coniugato al fascino del surrealismo, interpretando, riflettendo, agendo e
reagendo nel tormento dell'insoddisfazione, in una sorta di essenzialismo,
appunto, per mezzo di un colore evanescente, nellimmaginario di forme voluttuosamente
evocate.
Vale qui riprendere un concetto di Brancusi: «.. la semplicit un
punto d'arrivo..», per ricordare che nel pieno fervore impressionista
il men che noto Pierre Puvis de Chavannes aveva avuto la bizzarra intuizione
di costruire la sua carriera d'artista figurativo dalle «meraviglie»
di Giotto e Masaccio, e chiss se non anche di Raffaello e Poussin. Il lionese
Pierre Puvis si fece grande con la pittura murale, determinante, seppur fra
tanti esordi maldestri. Alla fine ecco Puvis fra i pi celebri al mondo, con
la sua pittura allegorica che sar scuola persino per Czanne, Gaugin, Matisse
e gran parte della storia dell'arte del Novecento (cfr. "da Puvis de
Chavannes a Matisse e Picasso: verso larte moderna" Palazzo Grassi
Venezia 10 febbraio 2002).

Questo riferimento pu sembrare paradossale, ma se si valuta l'opera del nostro
Frontini pensando al bozzetto del "Bosco Sacro" del Puvis (1883),
vale l'accostamento, soprattutto per i pochi semplici e scarni elementi: figure
in piedi, a gruppi come nei frontoni greci che con le loro verticali scandiscono
il ritmo del dipinto.
Anche in Frontini non mancano le figure accucciate ed in ginocchio per la profondit, al di l dell'esigenza di creare massa.
Il colore sfumato, piatto ed evanescente, oltre ogni verosimiglianza per una
sua sapiente compositiva che si fa tonalit, fuori dal fatto e, quindi, dall'impasto
materico e coloristico; ci fa capire ora quanto sia stato sincero ed emulo
di Puvis, seppure senza volerlo, con queste sue parole: «Io non mi reputo
un pittore, ma un artista, Il pittore pu anche copiare, l'artista, invece,
crea».
La pensava cos anche il novarese Bruno Frontini gi in occasione di una sua
personale a «la Fenice» di Busto Arsizio. Ed ancora: «Con
questi miei quadri racconto il mio romanzo, proprio come uno scrittore: l'unica
differenza che le parole sono le figure e la matita un pennello. Illustrazioni
dantesche, scene apocalittiche di sofferenza ed angoscia, urla di dolore che
echeggiano nel fluttuare di ombre tormentate.

E'
certo insomma che i quadri del Frontini sono stati dettati da spinta emozionale
capace di ovviare ai rapporti formali della pittura figurativa propriamente
detta, fino all'iperbole grafica della soggettivit drammatica: inferno delle
anime che hanno perduto il piacere della vita, il languore esistenziale. Tutto
questo si riscontra nel suo dichiarato pensiero: «La scultura e la pittura
rappresentano per me, oggi, un completamento della mia personalit. In realt
io ho sempre sentito il desiderio di esternare e dematerializzare fatti, sentimenti
ed emozioni della vita, come tutti gli uomini che hanno un cuore ed un'anima.
In particolar modo, il mio mondo artistico ed emotivo rappresentato dalla
«donna», che anche cromaticamente io tendo a rappresentare nei
suoi aspetti fisici. Naturalmente le mie donne non sono senza sentimenti e
senza passioni. Le mie donne sono creature che amano. Anzi, soprattutto che
amano. Naturalmente quando si dice amare, vuol dire anche odiare». Ed
ancora: «la donna il simbolo della vita. Ritengo per che se si continuasse
a darle eccessiva importanza finirebbe per perdere quella bellezza che la
caratterizza .. Non sono contro il femminismo, anzi, io valorizzo molto la
donna. Ad esempio la parola prostituta non deve pi esistere. La donna quello
che , quello che sente, quello che ha».
A proposito della vita, Bruno Frontini diceva: «.. i momenti belli,
buoni sono pochissimi e legati a particolari situazioni di "piacere":
quando finiscono questi brevi attimi tutto crolla: una tragedia, un disastro.
Anche i toni con cui mi esprimo, il monocolore, confermano langoscia, il
misticismo; cade quell'attimo fuggente ed la delusione. Tutto effimero:
l'amore e la lotta per l'amore».
Ed ancora: «La mia pittura uno studio psicologico sugli esseri umani,
sulla donna in particolare, sulla sua libert di scelta, soprattutto riferita
a determinate circostanze. Il suo sfruttamento sulle strade, ad esempio, la
porta ad una vita inesorabile».
L'opera fauve "Lusso" di Matisse, le "Bagnanti" di Czanne,
il bozzetto per il "Bosco Sacro" di Puvis, quindi "La lussuria"
di Frontini, per dirne una, sono i ritratti di motivazioni d'arte nei capitoli
di un grande libro che testimonia il ventesimo secolo, come afferma l'eminente
storico e critico d'arte Luigi Tallarico, per il quale «.. solo la fantasia
accende la speranza. Non la realt narcisistica di guardare e farsi guardare».
E allora? Per intenderci, anche sulla copertina del "romanzo pittorico"
di Frontini, come alla Biennale di Venezia, dovrebbe starci il "Pensatore"
di Rodin, ma qui sui "toponi" di Katarina Fritsch, per una pi ardente
riflessione critica delle angosce esistenziali del XX secolo ancora in fieri.
E per concludere, ancora con Tallarico va ribadito che «lutopia o la
speranza» dell'arte valgono oltre la conflittualit esistenziale, nell'assunto
estetico che si concluso: ecco l'arte pittorica di Bruno Frontini, tra utopia
e speranza. (Nino Masaracchio)