Bruno Frontini è nato il 22 agosto 1924 a Novara e quì è
morto il 21 ottobre 2001.
Bruno Frontini è la successione ritmica delle
immagini: una vicenda incalzante in cui i problemi umani e sociali scaturiscono
l’uno dall’altro, in una dialettica senza contraddizioni che ha
la sua base nello sviluppo di forze produttive e dominanti.
Figure sconvolgenti nelle quali egli galoppa a briglie sciolte, trasfondendo
in esse la brillantezza delle sue emozioni, quasi obbedisse alla smania di
abbracciare quanto più spazio possibile del genere umano. Gonfio di
respiro diventa inquieto nel turbine delle inquietudini, violento nella violenza,
fiammeggiante nelle fiamme, sofferente nella sofferenza. Fino a giungere alle
soglie dell'eternità senza parere, tra conflitti figurali, più
avanzati simbolismi, raffinati giochi chiaroscurali.
Ignorando il conflitto tra arte e pubblico,
Bruno Frontini
urla con le grida disperate dei nudi nella bolgia infernale, si immedesima
con le figure reali e irreali prese nel vortice, con i movimenti lussuriosi
riallaccia, senza artifici, le misteriose inquietudini dantesche con i fatti
reali.
Così il pittore novarese tiene nel dovuto conto l'originalità
irreprimibile dell'immaginario (varcando un poco la soglia del surrealismo)
e l'esperienza della vita sociale. Tutto un gioco oltre che di fatti
psicologici, di rapporti fruitore-opera. La sua indagine si appunta sulle
possibilità espressive del colore anche quando rappresenta un paesaggio
(si veda "Chiesa romantica" del 1973). Un colore-rappresentazione
che può contribuire ad un grande numero di azioni, che si libera dalla
materia per ritrovare, al di là delle leggi usuali, possibilità
di comunicazioni ignorate. Sono dunque approdi di serio interesse, momenti
suggestivi e impegnativi di un tema come la caduta degli dei, oppure del giudizio
universale e della morte: intensità sentimentale e passionale alla
quale egli chiede il ruolo di rappresentare non piccole storie ma avvenimenti
anche più grandi di noi.
E' un rischio, certamente, il romanzo pittorico di
Bruno Frontini. Un
rischio calcolato, straziantemente romantico se vogliamo, ma assai nutrito
e interessante. E' questo il motivo che ci attira di più e definisce
l'esperienza artistica di
Bruno Frontini, il tentativo di mediazione
tra l'artista, la sua psiche ed il fruitore. Come un fenomeno di grande
dimensione che potrebbe avere, ed ha, somma importanza e un significato reale,
per farci meditare.
Psicologia
e cultura guadagnata a poco a poco in virtù di toni sofferti variamente
distribuiti, disposti in scenografie intercalate da barbagli luminosi e
da tante ombre animate in ogni punto.
Parlando dal punto di vista umano l'analisi non può essere generica.
Il quadro assolve la funzione di mediazione in una forma che giunge alla mente
e al cuore per mezzo di strutture, l'abbiamo accennato, culturali e psicologiche,
tendenti ad inglobare ogni sorta di suggestione. Risultati delle sue esperienze
tra il sogno e l'evocativo sono perciò di tensione e di lotta, un itinerario
mentale frutto del rifiuto d'ogni compromesso, una partenza e una conquista
nell'ansia creativa del nostro tempo. (Antonio Oberti)